Appunti di una lezione…

27 febbraio 2011

Non sono il tipo di persona che a lezione prende appunti.Il tempo e le parole scorrono via, veloci e incomprese, quando sto lì a capo chino a trasferire su un foglio i concetti della lezione di un docente logorroico. La maggior parte delle volte ascolto a braccia conserte, per un pò seguo, per un pò la mente vola altrove e poi si riaggancia al discorso per poi riconsiderare tutt’altro. Osservo la persona e  non mi perdo un gesto o un movimento di chi ho davanti, per puro interesse antropologico.

Ma se quello che ascolto mi interessa e, soprattutto, mi coinvolge il modo in cui viene detto, è capace che qualche volta alzi anche la mano (perchè  le domande sorgono spontanee) e addirittura che risponda a qualche quesito posto.Mi alzo da lezione  soddisfatta e arrivo a fine sera ripensando di non aver affatto perso tempo stando lì seduta, oggi.

Questi sono rari casi, comunque. In casi ancora più rari ed eccezionali, io prendo appunti. Succede quando chi ho di fronte dice e spiega cose che ad ogni parola mi accendono una lampadina, ad ogni incalzamento mi si alza un sopracciglio, ad ogni giustappunto sgrano gli occhi, e l’unica cosa che posso fare è fissare su carta lo splendore che mi sta  riportando al mondo dell’essere. E allora scrivo e personalizzo e riconduco e amplio e osservo e guardo lui e guardo il foglio e ascolto e trascrivo e mi cresce l’eccitazione, mi trovo d’accordo, mi stupisco, mi elettrizzo. Mi alzo da lezione  felice e in pace con me stessa e arrivo a fine sera ripensando che, oggi è stato il tempo meglio impiegato di tutta la settimana.

Questo è quello che ho appuntato su di un foglio in uno di quei  rari giorni…

Riflettere sulle cose. Guardiamo solo le immagini, non i testi. Per di più quelle immagini nemmeno le capiamo. Quanto mi dura una rivista di architettura? Cosa posso dire di aver visto e cosa OSSERVATO?
Siamo superficiali e viviamo come quello che siamo.

“si vergognava a prendere il suo stipendio perchè si appassionava al suo lavoro, si divertiva!! Si sentiva un ladro!”

Ci facciamo pagare per fare quello che NON ci piace? Sembra assurdo avere un compenso per fare qualcosa che ci DIVERTE?

Il materiale più importante dell’architettura è la LUCE.

Esprimersi attraverso la materia.

“Io diffido delle architetture dove non distinguo l’entrata da una finestra.”

L’architettura deve parlare, sennò è una cantina.

La passione la trovate nelle piccole cose, con la passione nessuno sente il peso nè del corpo, nè del lavoro, nè la fatica, nè il tempo che passa.

Il fine di una architettura non è solo rispondere ad una funzione, ma anche ad una emozione.

Per questo l’architetto deve saper comunicare le emozioni che sente. Un architetto che non si emoziona progetterà solo scatole.

Bisogna riconoscere la grandezza dei geni prima della loro morte, e gioire e celebrare con loro. Giancarlo De Carlo è morto un mese prima che si inaugurasse una mostra su di lui.

Se non ti aggiorni sul tuo lavoro, se non guardi ogni giorno cosa viene fatto in architettura, chi c’è al mondo che progetta, cosa e come lo fa e dove, sei come una mamma che legge la stessa favola per dieci anni a suo figlio: difficilmente il figlio diventerà uno scrittore. Così i tuoi progetti: difficilmente si distingueranno da una scatola.

Un architetto italiano è il peggiore del mondo, non sa fare nulla. Non conosce nulla e nessuno. Eppure i suoi antenati erano geni dell’arte e del costruire. Ecco cosa succede quando si dorme sugli allori, soprattutto non nostri. Si diventa i peggio!

Posso fare tante piante, tutte rettangolari, tutte uguali..ma è la SEZIONE in cui entra la LUCE che le differenzia..

Bisogna che ti esprimi attraverso la materia.

Il progetto comporta una serie di scelte, così come la nostra vita ovvero il primo progetto che ci si pone davanti. Lo vogliamo fare da alienati o degnamente? Le possibilità ve le cercate e se non ci sono ve le create!

Pensate che non siete il padreterno. Qualcuno prima di voi ha già trovato la soluzione al problema che avete. Non vuol dire che non conta nulla il vostro progetto.

Se ogni mattina vi svegliate e disegnate un oggetto, sempre lo stesso..ogni giorno lo conoscerete meglio e ogni giorno troverete un dettaglio che prima non avevate visto.

E’ importante che se fate gli architetti realizzate qualcosa. Senza quell’esperienza non vi potete definire padroni del progetto. Se non lo costruite come lo verificate?

Un render non è realizzare un progetto.

Sparate i vostri colpi in poche e precise direzioni: uno strumento solo, per riempirsene e non arrivare a farlo del tutto, richiede la dedizione di una vita…sarete solo dei dilettanti se vorrete buttarvi a conoscere piu di uno strumento..

Ovvero..non sarete mai più che dilettanti a voler fare troppe cose. In eccezione, esistono i geni e i talenti.

Dovete MANGIARVI la vostra vita!

Andatevene e poi tornate.

Prima di girare il mondo, girate l’Italia.

Bisogna chiamare a lavorare I MIGLIORI!!! Tutte le cose sono fatte per i cittadini! Non potete chiamare a lavorare il primo deficiente amico vostro!

Dovete conoscere! Se conosci, potrai dare agli altri il tuo sapere! Conoscere è il primo passo per condividere!

Gli spazi per vedere e le aperture per guardare!

Create le viste, create le vedute! Siete architetti!!!

Si può sentire e non ascoltare, si può guardare e non vedere, si può toccare e non percepire.
Se non conoscete l’architettura contemporanea la vostra mente è vuota, cosa diavolo volete progettare?

Siete un branco di ignoranti! Conoscere l’architettura non come immagini, studiare le sezioni, gli elementi caratteristici, i dettagli!

Le immagini sono solo immagini. Se non capite come funziona l’architettura che state guardando non saprete raccontarmela, non saprò come lavora, non saprete ridisegnarmela nè perchè è fatta così.

Finchè siete rimasti ignoranti, non avevate mai vissuto!

MEMO ALLIEVA ARCHITETTO


Stimoli

11 novembre 2010

Sicchè, l ‘altro pomeriggio, ho seguito per la prima volta la lezione di Architettura degli Interni. Che non è arredamento, come dice questo professore. Anche se  ogni volta che il responsabile del corso di laurea gli telefona per supplicarlo di tenere il corso (a titolo gratuito) gli dice:

“Ma lo vuoi fare arredamento quest’anno?”

” Che?”

” Arredamento..”

” E mica l ho mai tenuto! Architettura degli Interni  vuoi dire, che è ben diverso!”.

” Ma si, ma si, quello…Lo vuoi fare?”.

Sicchè, l’altro pomeriggio, ho seguito per la prima volta questo corso di Architettura degli Interni e ho capito che alcuni architetti fanno confusione loro stessi su questioni a quanto pare importanti, a detta di questo mio nuovo professore.

In due ore, volate via come i soldi all’Ikea, ho imparato molte cose dal fiume di parole di quest’uomo 70enne, dimostrazione vivente di quanto l’età sia un concetto esclusivamente anagrafico. Dietro e intorno avevo colleghi 20enni svuotati di ogni spirito e curiosità, ciondolanti e apatici , mentre dinanzi, un ardente appassionato architetto, richiamato all’insegnamento il giorno successivo al suo primo di pensione, gesticolava infervorito della materia come un bimbo davanti a un giocattolo nuovo.

E questa gioventù appiattita che scherniva nei bisbigli, senza capirlo, tanto bislacco adorabile fervore, mi ha fatto una tristezza enorme. Sicchè, ho imparato che si può essere giovani ma vecchi e vecchi ma giovani. E anche avere due orecchie, due occhi un cuore e una pelle inutilmente. E soprattutto che la gente vive senza percepire. Che fine ha fatto la percezione? Questa favolosa condizione derivante dall’apertura totale dei cinque sensi più uno (la sensibilità) che permette il passaggio da individuo ad individuo di vibrazioni appassionate dell’animo?

 

Il piacere delle emozioni

24 febbraio 2010

Ora so come doveva sentirsi Giacomo Leopardi. Sono talmente coinvolta dalle emozioni che sto provando da non riuscire a descriverle, da non riuscire a smettere di pensare con nostalgia a qualcosa che è terminato e che solo ora mi appare come una esperienza in cui avevo trasportato tutta me stessa.

Difficile capire cosa mi manca di più, il perchè di tanta triste nostalgia. La passione per qualcosa che si sta facendo con motivazione e trasporto accende un barlume in noi stessi che alimenta la voglia di vivere, rende gioiose le giornate, aiuta a sopportare quelle più difficili con determinazione .

La sensazione rara di stare sulla strada giusta, la soddisfazione di fare qualcosa che ci piace, la stima verso qualcuno che ti stimola e insegna con intelligenza e simpatia, il piacere di fare per fare e di dare il meglio per se stessi e il dispiacere per aver commesso degli errori migliorabili…

Ed ora che è tutto finito, rimane il ricordo dolce e struggente di una esperienza che vorremmo ripetere, che è finita troppo presto e troppo in fretta, che solo ora ci accorgiamo di avere amato e apprezzato, e che ci insinua nel cuore la convinzione che certe affinità elettive, certe condivisioni umane e l’impegno profuso nel realizzare qualcosa di concreto, non torneranno facilmente ed in egual misura sul nostro cammino di vita.

Voglio ringraziare in cuor mio chi è stato artefice di tutto questo e le persone con le quali ho condiviso il viaggio per 5 mesi. Sono malinconica e sconsolata e la mia mente vola. :-(

Memo”urbanista”.

memot

Nuove misure per i fuori corso La Sapienza ha approvato un piano per gli studenti fuori corso: avranno tre anni di tempo per conseguire la laurea e saranno inseriti in un percorso di tutorato. Gli iscritti al vecchio ordinamento e gli iscritti al nuovo ordinamento che hanno superato il termine di conseguimento del titolo avranno tre anni di tempo per conseguire la laurea e saranno inseriti in un percorso di tutorato (Laurea tutoring).
Gli studenti che aderiranno a questo percorso verranno iscritti al cosiddetto “tempo parziale speciale”. Coloro che non riusciranno a laurearsi dopo i tre anni previsti dovranno pagare le tasse con una maggiorazione del 50%.
Ulteriori dettagli e modalità operative saranno comunicati sulla pagina web Studenti e nella lettera che arriverà per posta con il bollettino delle tasse.

Il mio punto di vista è quello di una studentessa di architettura in piena fase nevrotica circa il suo futuro da architetto.Il tema della sostenibilità ambientale lo viviamo in facoltà solo da due anni a questa parte: in precedenza mi ritrovavo ancora a progettare un edificio “really cool” and “really render”, immersi come eravamo nella totale incoscienza della professione e della realtà concreta.Puri idealismi che magari nemmeno si sarebbero retti in piedi.Adesso, sono talmente bersagliata da terrificanti scenari di cataclismi ambientali, dalla corsa alla sostenibilità energetica, dalla frenesia del costruire bioclimatico, che mi sembra di rivivere i momenti subito precedenti un appello d’esame, quando mi sono “grattata” per tutto un semestre e cerco l’affannoso e ansiogeno recupero delle ultime due settimane.La mia vera preoccupazione e la mia vera angoscia, sono la totale inconsapevolezza su ciò che realmente mi sarà concesso di fare, una volta abilitata, per contribuire, con le mie potenzialità, a questo tema tanto scottante quanto scomodo (per chi detiene il potere, i padroni cioè dell’energia).Ho il terrore di finire come Prometeo incatenato per aver donato il fuoco agli esseri umani, ovvero la capacità di prodursi energia da soli senza che gli Dei del “Sole” mantengano la facoltà di soggiogare l’umanità ai loro scrupoli e interessi economici.Ho scritto forse in maniera poco chiara.Sintetizzando, quanto realmente il sistema vuole che ci impegnamo per il sostenibile, per la terra? E quanto realmente ce ne darà la possibilità?Soprattutto a chi le ossa deve ancora costruirsele?
grazie per aiutarmi a capire senza mandarmi in analisi.:-)

Memo


In quel tempo, Memo si trovava a Roma per portare a compimento i propri studi sull’arte del costruire e dello spazio. Le condizioni del cielo erano degne di un castigo divino e lo spirito santo Angelini, di cui Memo era intrisa, l’avvertivano di un imminente cambiamento.
Gli uomini lambivano confusi nel peccato e nella perdizione ed Erode aveva appena emanato un comandamento per cui ordinava a tutte le fanciulle alle soglie dei diciotto anni di presentarsi nelle sue stanze regali ad allietare le pene dei sovrani e dei ministri suoi ospiti.
In queste ed altre condizioni catastrofiche, Memo confidava nella provvidenza divina, certa che presto o tardi qualcuno avrebbe moltiplicato i pani e le nutelle e che le numerose parabole che incontrava, volgendo lo sguardo a destra e a manca, avrebbero perpetuato la parola del cielo (sky).
Fu in quel momento che il prologo…in quanto tale iniziò.
E volgarmente parlando:
1.sono in ritardo a revisione con il prof, mi lavo le pubenda e le stanche membra e faccio per mettermi le lenti a contatto, ancora intonse nella confezione appena comprata il giorno prima: CACCHIO! il commesso mi ha sbagliato la gradazione che nemmeno se le metto due insieme in un occhio raggiungo quella che mi manca.
2.mi flagello l’esistenza preparandomi bendata e uscendo a mio rischio e pericolo senza un bastone bianco e un cane da guida e ancora piu in ritardo mi dirigo in quel di Termini in spedizione punitiva, decisa a farmi cambiare il prodotto.
3.Inciampo nello scalino della metro, livido a una coscia che tempestivamente fa conoscenza con un maniglione della suddetta metro…
4.Litigo con la direttrice dell’ottica, il commesso probabilmente o pagherà le mie lenti o verrà licenziato. Esco vincitrice ma senz’altro provata.
5.Porto due ore di ritardo.
6.Arrivo a piazzale flaminio nel momento esatto in cui il corteo pensionati della Cisl si dirama lento per la strada che mi porta all’università.20 minuti per fare 200 metri.
7.Il professore giustamente se ne è andato, saltata la revisione, mi siedo in aula a studiare e un insetto mi defeca sul braccio.

Vogliamo parlare di rivoluzioni solari o solo di rivoluzioni??sempre sfere in mezzo ci stanno..
sgrunt.

The world of 100

8 giugno 2009

Un artista giapponese/coreano/cinese (scusate non mi sono informata e fisicamente non riesco a distinguerli) ha pubblicato 20 grafiche di “THE WORLD OF 100″, alcune delle quali vedete pubblicate, che rappresentano dei tematismi attuali circa ambiente, people ed energia, facendo il simpatico giochino matematico delle proporzioni…6milioni di abitanti stanno a 100…

:-)


Della serie ” andiamo in biblioteca a Piazza Venezia domani?Cosi troviamo TUTTE le informazioni circa Palazzo Ricci e poi swiiiiiiinn…ci fiondiamo con il rilievo”.

Ah-a.

Ci prendiamo in giro?Sapete cosa è più difficile del domare un leone nella savana?Fare una ricerca in biblioteca.
Io ho sempre creduto ci volesse una intelligenza superiore per destreggiarsi fra cataloghi, collocazioni, distribuzioni e prestiti.Perchè non ho mai trovato un ca**o.
Me ne ero scordata ma mi sono ricreduta mercoledi scorso.Insieme alla mia compagna di sventure, Deni, ci siamo addentrate in questa utopica ricerca della monografia di Palazzo Ricci.Che si faceva prima a cavare parole dalle pietre del palazzo stesso.
Dovete sapere che la Biblioteca di Archeologia e Storia dell’Arte a Piazza Venezia, è bizzarra anzichenò.Seguendo un impreciso numero di cartelli con la freccia arrivi al primo piano dove depositi tutti i tuoi effetti personali (immaginatevi Mago Silvan con tutti i suoi effetti…), lasci il tuo nome e dopodichè ti guardi in faccia con la tipa dell’accoglienza.Embè?
Ti spiegano che il catalogo cartaceo-informatico sta al piano di sotto e avresti dovuto fermatici prima di arrivare dove sei adesso.Ti rifai ridendo come una isterica tutte le scale: sai che c’è una buona possibilità che non rivedrai mai piu i tuoi effetti personali, perchè ti prende la labirintite.
In uno seminterrato senza aria e a luce artificiale, due addetti con la pelle trasparente ti spiegano la sequenza delle lettere dell’alfabeto e li ringrazi sommessamente perchè senza di loro non ci saresti mai arrivata.
Io e Deni iniziamo la ricerca, chi al computer chi all’archivio, e non troviamo niente.Anzi, troviamo alcune voci che sembrano interessanti, poi ci rendiamo conto che si tratta di un omonimo Palazzo Ricci di Macerata: potremmo fare le gnorri ma non sappiamo quanto gioverebbe.
Spremendo fino all’osso ricaviamo 4 collocazioni.
Spremendo ancora di piu, prendiamo le 4 giuste sigle delle 4 giuste collocazioni (maledetti numeri e codici bibliotecari) e torniamo di sopra, violacee in volto, in procinto di una crisi di asfissia.
Mentre saliamo le scale siamo sempre piu convinte che i due addetti dovevano essere degli zombie.Ma ci rincuora l’esistenza di impieghi più sacrificanti di quello dell’architetto neolaureato.

Al piano di sopra, con tanto coraggio, ci addentriamo nei corridoi stracolmi di libri fino al soffitto, cercando avidamente sia il banco distribuzione sia una finestra.Mentre mi faccio una flebo di ossigeno purissimo per non svenire accanto alla sezione reperti archeologici, incontriamo (ovviamente per sbaglio!) l’impiegato alla distribuzione.Gli diamo i nostri codici.Li legge.Poi ci guarda come si guardano gli agnellini prima del pranzo di Pasqua.

“Mi dispiace, ma tutti i libri che avete segnato li distribuiamo solo la mattina.Perchè stanno in una sezione che si trova a monculo e si, questa biblioteca sarà anche storica, starà anche nel palazzo dove si affacciava Mussolini..ma per il resto è davvero una biblioteca del cacchio e voi ci avete speso 3 ore della vostra vita, ignare che la maggior parte dei libri che diciamo di avere me li sono inventati io.In compenso, se volete, potete tranquillamente scegliere un libro dalla distribuzione diretta, i 10.000 scaffali che vedete ,ma come noterete sono sistemati uno accanto all’altro senza nessuna precisa logica.Di fatto, mi piace accostare i colori.Non trovate che il rosso e il verde stiano bene vicino??”.

Devo dire che ci abbiamo provato. Abbiamo piegato il collo a 90 gradi per leggere la costa di ciascun libro, sperando che saltasse fuori qualcosa che anche solo includesse in una nota a piè pagina la parola palazzo, però poi ci siamo innervosite troppo: il verde e il rosso non si armonizzano affatto!
Ho pensato “Perchè io no?Perchè mi lacrimano gli occhi e ho un pugno di mosche in mano?Perchè la puzza di stantio e di libro marcito mi ricorda che sono tanto brava a fare le ricerche con internet?Perchè ci sono dodicimila volumi su palazzo Farnese e nemmeno mezzo su quello che serve a me?”.

La vita è davvero ingiusta con una povera terremotata.
Già è stata una fatica rinchiudermi li dentro per 3 ore visto che soffro di claustrofobia.
Adesso, quantomeno, mi aspetto che Palazzo Ricci si rilevi da solo e che i muri mi raccontino la loro storia.

Perchè altrimenti non ce la posso fare.

Memo firefox.


Lunedi 4 maggio, mi han preso di peso insieme alle valigie (fatte con un fucile puntato alla tempia) e mi han portato con la Clio, modello baracca, in quel di Roma. Tre ore e mezza di viaggio mangiando le ginocchia e sopportando a stento gambe e braccia gonfi come canotti (sarà lo stress?)
Di fatto, martedi ho frequentato la mia prima lezione post-terremoto, e ne sono stata contenta.Contenta di ritrovare gli amici, contenta di sentirmi di nuovo immersa almeno in metà di quella che era la mia vita precedente.E mentre mi soffiavo il naso e sorridevo nel vedere il nero moccioloso dello smog di Roma, e mentre rendevo grazie per il mal di testa h24 dovuto ai decibel off limits delle adorabili vetture capitoline, e mentre tutto questo…saliva in me una voglia di studiare e di recuperare e….
…buaaah…non è vero niente..sto mentendooo…..già il terzo giorno, con un mal di gola catastrofico a sommarsi a febbre e reumatismi giovanili, avrei voluto essere socia onoraria del Cepu e togliermi di torno la laurea in architettura e tutto quello che concerne case casette strutture terreni, inquilini compresi…
Buaaaaa…
Mi passerà, mi passerà.A casa di mia santa zia che mi sta ospitando sono stata davvero bene.Un materasso in lattice che la mia schiena da ottantenne non potrà mai smettere di ringraziare, casa pulita, persone civili e intelligenti da cui ascoltare discorsi sensati, la prospettiva di poter passare del tempo con gli amici e i colleghi studenti…
Manco il tempo di pensare tutto questo che ieri, dopo ben 5 ore di pullman Roma-Martinsicuro, pressata come i ciccetti di grasso nella coppa e sudata come una groviera al sole, sono tornata nell’albergo che ci ospita.Ah, ma sono pronta a ripartire eh. Sono pronta ad affrontare altre 5 ore di viaggio pur di ritornare ad abbracciare i suoli capitolini e le mura annerite della facoltà.

L’università…

Ho parlato con professori freddi come il freezer della Delonghi, che si sono rivolti a me come se fossi stata ad una gita.Nemmeno il minimo impercettibile movimento facciale a trasparire commozione solidarietà o empatia.Ma non mi aspettavo certo di più.

Solo che questo aggiunge carne al fuoco. Odio gli architetti.Ed essendo sulla strada per diventare architetto, questo comporterà un altro paio di anni di analisi oltre a quelle per il terremoto.
Se c’è qualche psicologo online si faccia avanti, qui c’è da diventare bilionari.

Sono preoccupata.Perchè sto diventando troppo lamentosa.O incazzosa.
Cosa?Non vi sembra??Mi state per caso contrariando??O dando ragione??
aaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaargh.

mi date qualche dritta?che ne so, qualche frase ad effetto, qualche buon consiglio della nonna, qualche direttiva per riprendere in mano la propria vita.

Perchè due sono le cose: o si diventa lamentosi come il malato immaginario di Moliere o dei potenziali serial killer incazzati con il mondo e con tutto quello che ci sta dentro.Compresi se stessi.
Bestia me.

Povera Memo.

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