6 Aprile 2011
5 aprile 2011
Vi siamo vicini-Solidarietà al Giappone
12 marzo 2011
Perchè possiamo condividere pienamente ogni cosa voi stiate provando in questo momento, perchè non dimenticheremo e so che non dimenticherete, perchè la vita va avanti e ve lo possiamo testimoniare, perchè non sarà facile all’inizio e nemmeno dopo però tutto il resto sembreranno stupidaggini, per tutto questo vi siamo vicini. Il terremoto non è un mostro, la natura nemmeno, ma l’uomo deve adattarsi a tutto questo, non viceversa. Quel giorno, ci spaventeremo ma non piangeremo nè soffriremo più.
Memo
Resto qui fino a quando non si potrà fare una passeggiata nel centro storico di L’Aquila
24 novembre 2010
7 Luglio 2010 (+ aggiornamento 8 luglio)
7 luglio 2010
Premesso che io di politica non capisco assolutamente nulla e che l’ho sempre (forse erroneamente) scansata dai miei interessi; premesso che non sono affatto portata alla comprensione di ideologie, schemi, strategie di partito e funzionamenti istituzionali e che il mio senso di giustizia è forte ma basato sul rispetto dei diritti e sull’osservazione dei doveri dell’individuo piuttosto che su linee di pensiero o quant’altro circoli attualmente in seno a organismi di settore e gruppi politici; premesso che non interessandomene non potrei nemmeno disquisirne e argomentarne, nemmeno discuterne con qualcuno o dare una mia opinione imparziale, mancherei di veri riferimenti e parlerei senza cognizione di causa; premesso che probabilmente gli appassionati e infervorati in merito mi giudicheranno una di quelle persone che rovinano il complesso dello stato giuridico a causa del mio non partecipare attivamente agli affari e alle lotte dello stesso (se escludiamo l’impegno che cerco di profondere nel comportarmi sempre nel civile rispetto della libertà altrui); premesso che quando dò il mio voto non lo dò a caso o per bocca di qualcuno che ne sa più di me o per favoritismi, ma ragionando volta per volta su quello che ascolto consciamente dalle varie campagne elettorali e su quello che percepisco inconsciamente attraverso le parole e gli atteggiamenti degli aspiranti eletti, oscillando a volte ma mai con un raggio così ampio (evidentemente alcuni punti fermi ideologici fanno parte di me sebbene faccia fatica e confusione a descriverli) e, in ultimo, premesso che odio il fanatismo che rende ciechi alcuni individui di fronte a tutto quello che non riguardi la loro presa di posizione facendo in modo, malauguratamente, di otturarsi le orecchie e coprirsi gli occhi per non vedere crollate le loro ferme convinzioni, ma apprezzo l’equilibrio nelle discussioni e nel temperamento e la capacità di ascoltare e modificare i propri punti di vista valutando le sempre nuove informazioni e opinioni che arrivano da ogni parte, trovando una giusta posizione nel mezzo degli estremi e con la tendenza, nelle valutazioni, a preferire giudizi scevri di malafede e pregiudizio ma piuttosto in ottica ottimista (forse anche buonista, sti cavoli) e fiduciosa di quanto gli altri dicano, facciano e pensano e sempre e comunque dando più importanza ai fatti che alle parole…
premesso tutto questo
VOGLIO ESPRIMERE SOLIDARIETA’ AI MIEI CONCITTADINI AQUILANI, PRESENTI OGGI A ROMA A MANIFESTARE E A CHIEDERE VISIBILITA’ E ASCOLTO A TUTTI COLORO CHE CI RAPPRESENTANO POLITICAMENTE, SENZA DISTINZIONE DI SEDIA E ORIENTAMENTO, E A DICHIARARE LA SITUAZIONE INSOSTENIBILE, IN GRADO DIVERSIFICATO PER CIASCUNO DI NOI ,CHE PER COLPA DI NESSUNO ( SE NON DELLA NATURA CHE FA IL SUO CORSO E DEGLI UOMINI CHE AGISCONO CON INCOSCIENZA E AVIDITA,NONCURANTI DI ESSA) VIVIAMO NELLE SABBIE MOBILI FISICHE E PSICOLOGICHE DI UN EVENTO TRAUMATICO. NON SI CHIEDE LA LUNA MA DI FAR RESPIRARE QUESTA CITTA’.
MOLTE COSE SONO STATE FATTE, MOLTE COSE BENE E MOLTE MALE, MOLTE COSE NON SONO STATE FATTE…
NON E’ TUTTO MALE NON E’ TUTTO BENE.
PURTROPPO IL SINGOLO UOMO MARCIO TROVA IL SUO SPAZIO IN QUALUNQUE PROPOSITO DI SOLIDARIETA’ E AIUTO E LE COSE NON SONO MAI PERFETTE, MA NON E’ L’ITALIA E’ LA NATURA UMANA CHE SI DIVIDE IN BENE E MALE.
SAREBBE BELLO SE TUTTI FOSSERO ONESTI E COSCIENZIOSI MA CHI POSSIAMO BIASIMARE?
SONO SOLIDALE CON CHI HA LO STIMOLO E LA FORZA DI MANIFESTARE, PERCHE’ L’HO SEMPRE CONSIDERATA UNA COSA NON DA POCO, INFERVORARSI PER UNA CAUSA E CREDERCI E PORTARLA AVANTI.
MI AUGURO BUONI RISULTATI DA QUESTA MANIFESTAZIONE. GRAZIE AQUILANI.
8-Luglio-2009
aggiornamento post manifestazione: circa le opinioni della gente….
E’ triste; perché ogni volta tutto si riduce ad una contrapposizione tra destra e sinistra, si perde di vista quello che effettivamente accade, la semplicità degli eventi e del perché accadono certe cose; qualunque gesto di espressione della libertà umana viene vagliato dal setaccio della propria sensibilità e del proprio vissuto e poche persone hanno la capacità empatica di immedesimarsi in situazioni di cui non hanno avuto esperienza (per loro fortuna!). Io non sono di sinistra e sono aquilana, ma non penso ogni volta che vedo una manifestazione “sono sporchi comunisti ” o “sono sporchi fascisti”: vedo le persone per quello che sono ovvero semplicemente “persone” che come è giusto in una democrazia hanno il diritto di far sentire la propria voce nel momento in cui hanno la necessità di farsi ascoltare. Ormai destra e sinistra sono concetti che non esistono più, sono appellativi largamente usati a senso spregevole che rimangono in bocca a persone profondamente incazzate con se stessi e con la vita che blaterano e sputano veleno a cominciare dalla mattina presto fino alla fine della sera. Quei messaggi su Facebook e questi pensieri ovunque sentiti e registrati dalle mie orecchie non possono venire da persone in pace con loro stesse, ma da individui pieni di odio e incapaci di giudicare equilibratamente qualunque avvenimento, dalla più stupida cazzata. Figuriamoci un terremoto fisico e sociale. Io non attribuisco più la causa di tutto questo nemmeno alla politica: la politica sembra considerata una persona fisica a cui attribuire malefatte e ferite sociali, quando non ci accorgiamo che lì a governarci non c’è la coerenza e la lealtà, non ci sono ideologie e onestà puri, ci sono uomini come noi che in quanto tali possono essere deboli o forti, onesti e disonesti a vari livelli e indifferentemente dal colore della maglia. Comincio a rodermi però sull’informazione che fa male il suo dovere perché infettata dalla base. Cos’è questa cazzata millenaria del giornale di sinistra, del giornale di destra, di centro, di un pochino messo di lato? Ognuno si legge quello che vuole sentirsi dire e così si rimane ottusi e ciechi e il circolo vizioso della mediocrità e delle teste calde e pilotate non finisce mai. L’informazione non può essere la pettegola che sparla della vicina di casa che le sta sulle palle perché ha più capelli di lei per cui averla vista in compagnia di un uomo nel giardino di casa rappresenta sicuramente la di lei avventura extraconiugale da raccontare a tutto il quartiere infarcendo la notizia di dettagli che sono supposizioni e di conclusioni che sono degenerazioni (mai benigne) di un fatto. Io da piccola facevo un gioco,una fila di bambini diceva una parola, decisa dal primo, all’orecchio dell’altro, il secondo dopo il primo, il quinto dopo il quarto…fino ad arrivare all’ultimo bambino della fila che finalmente esclamava ad alta voce la parola di partenza: non era mai la parola pensata dal primo bambino! mai ! durante il percorso bisbigliato che faceva, c’è chi decideva di
modificarla per farsi grasse risate, chi non la capiva bene e ripeteva ciò che gli era arrivato, chi invece di modificarla la cambiava totalmente per essere il vero generatore della parola. Ecco come è la nostra informazione oggi. E’ un gioco fra bambini, e l’ultimo della fila siamo noi, che a meno che non andiamo a chiedere al primo bimbo cosa veramente aveva pensato, saremo sempre dei babbei a cui hanno bisbigliato all’orecchio quello che volevano. L’informazione non deve avere un colore, deve essere nemmeno obiettiva ma OGGETTIVA. Raccontare un fatto e farne una cronaca non significa infarcirlo di opinioni personali o punti di vista propri: è un esercizio denotativo e non connotativo e dovrebbe essere coscienza e morale delle persone del mestiere come di noi tutti. Sicché è più facile offendere che comprendere. Ma l’odio acceca, se un detto recita così deve essere vero. A L’Aquila l’emergenza è stata gestita non lo so come. Io non ero lì con le teste che giorno dopo giorno decidevano palesemente o sottobanco il da farsi. So che ho sentito sulla mia pelle tanta solidarietà dalle persone di ogni regione e posto, amici e non. Molti altri sono stati freddi e indifferenti e va bene anche questo. Le C.A.S.E. e i Map sono una soluzione che io personalmente ho apprezzato, senza usufruirne poichè non mi spettavano, ma persone vicine a me ci vivono e la dignità umana è quello che penso vada sempre salvaguardata e i container non lo avrebbero permesso questo. Sono fatti bene, sono fatti male…Sono fatti dagli uomini. Ogni caso è singolo e ogni opinione dipende dai parametri di giudizio e dalla pignoleria delle persone. Anche la vostra villetta non sarà perfetta. Io ne ho parlato bene perché li vivo tramite il mio ragazzo e sono grata a chi li ha pensati e realizzati, alla gente che ci ha lavorato. Bisogna sempre distinguere il marcio dal sano. Se si ragionasse si capirebbe che una città, un CAPOLUOGO, è una concentrazione di persone e funzioni, flussi di economia e attività sociali, artigianali, umane e umanistiche e quant’altro. Non si può credere che le abitazioni siano l’uno per il tutto e che il terremoto equivalga alla distruzione di case e basta. Il terremoto distrugge vite, esistenze, distrugge il passato e il presente e come lo immaginate il futuro voi senza la vostra storia? E’ come prendere un neonato e dirgli dopo il suo primo giorno dalla nascita “trovati un lavoro, costruisciti una famiglia, mantieniti, ridi, divertiti, soffri, comunica”. Non lo capirebbe nemmeno. La protesta di noi aquilani non va vista come le lamentele di un popolo incontentabile e irriconoscente, come l’hanno fatta passare. La manifestazione voleva ricordare a tutti, a tutti!, che non si può strumentalizzare una tragedia per renderla l’emblema di un buon operato (che con le dovute eccezioni non si può negare sia stato fatto!) ma che c’è un’economia da risollevare, da proteggere, da non infossare ancora di più, c’è da CONTINUARE ad essere giusti, non a fare come i camerieri svogliati che buttano la polvere sotto al tappeto con l’apparenza che fuori e intorno sia tutto pulito e sistemato. Hanno ragione chi dice che un centro storico non si può ricostruire in un anno. Io mi dissocio da chi lo ha preteso, magari era una maschera politica anche quella. Ormai si usa tutto pur per emergere agli occhi dell’avversario, e da ogni parte accade, da qualunque estremo. Ma è anche vero che l’andazzo sembra quello di lasciarci così per più anni di quelli che serviranno, e questo per chi ha vissuto la disperazione è troppo da sopportare. Quando io insisto a ricordare a mio figlio, a mio fratello, a un mio amico, che sussiste qualcosa nella sua vita o nel suo atteggiamento che non gli farà bene, lo faccio per MANTENERE VIVA LA SUA ATTENZIONE SUL PROBLEMA, per non farlo crogiolare nel silenzio di certe cose che poi però esplodono rumorose. e soprattutto, lo faccio PERCHE’ CI TENGO.
commentato da Memo su “il nichilista, blog di wordpress.”
Tirare le somme…senza cogliere nessuno!
17 giugno 2010
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In un precedente post avevo parlato del malessere dei Nonluoghi, malessere sentito qui a L’Aquila a causa del terremoto in seguito alla distruzione di qualunque spazio di condivisione e di socializzazione. Diveniva una sofferenza vivere esclusivamente la periferia, poiché la periferia così concepita e realizzata in Italia (e qui da noi non fa eccezione), è carente di quelle qualità care alla vita del cittadino , che si vede ostretto e relegato nei metri quadri della sua abitazione. Ci mancava il centro, il CENTRO di noi stessi.
Ma non è giusto riportare le lamentele ed unicamente quelle… Se qualcosa sta cambiando, se da qualche parte la nostra sensibilità viene risvegliata da interventi urbanistici e sociali corretti e finalmente giusti, allora va testimoniato, per democrazia e amore di verità.
Premetto che l’unico argomento che voglio sottolineare riguarda appunto la qualità della vita adesso a L’Aquila in questo preciso contesto che descriverò, tralasciando altre realtà e/o altre situazioni più o meno positive che coesistono attualmente.
Questo è quello che ha toccato la mia sensibilità:
Le immagini che vedete raffigurano un comprensorio di progetto C.A.S.E. per i terremotati, quello di Pagliare di Sassa, una porzione dello stesso. Il mio ragazzo ha avuto diritto ad un alloggio in questo posto…
All’inizio era tutto un divenire, uno stato larvale e potenziale di organizzazione urbanistica e durante i mesi duri dell’inverno il nostro spirito era ancora più duro e raffreddato, dal clima e dalla situazione molto simile a quella di un topo in gabbia. Ma il lavoro continuava a progredire…
E adesso, con la bella stagione, questo posto canta felice insieme ai nostri animi e a quelli assopiti di chi ora vive in qui.
Molti potranno dire che i problemi, i fastidi, le mancanze e le imperfezioni non si contano, ma ormai avrete capito che guardo più al bicchiere mezzo pieno che a quello mezzo vuoto. O forse mi basta guardare la natura e lo spazio che ho ritratto in queste foto per sentirmi in pace con me stessa e non avere bisogno di altro: i bambini giocano, scorrazzano in bicicletta, li vedo felici e spensierati come non li vedevo nemmeno in centro prima del 6 aprile 2009; abbiamo modo di camminare per i sentieri, di sederci su una panchina e ascoltare il fruscio dell’acqua del laghetto, di raccontarci e calmarci un attimo. Queste cose le potevo fare solo al mio paese, solo la vita di paese mi permetteva questo.
Davanti ho l’esempio che la qualità della vita non è data unicamente dalla dimensione del proprio appartamento e di quanti aggeggi tecnologici l’abbiamo riempito, ma si rispecchia nella vista del verde e dello spazio che vedo dalla mia finestra, dal poter scendere sotto casa senza l’obbligo di incastrarmi su i binari di un marciapiede largo un metro, dal potermi fermare su una seduta senza che le orecchie mi sanguinino per il frastuono del traffico urbano, dal decidere che voglio fare una corsetta e la farò subito appena chiuso il portone di casa e che magari incontrerò il vicino che quella mattina ha avuto la mia stessa idea. Quello che comprendi, è che tutto questo deve essere a portata di mano, per vivere bene, per vivere come un uccello sugli alberi, non come un’ape nell’alveare.
Vivo a Roma come studentessa universitaria e Roma è una bellissima città…quando la vivi da ricco. Ma anche da ricco, perdi la tua dimensione, i tuoi pensieri in testa devono restringersi per fare spazio al casino, il tuo sguardo deve limitarsi perché ostruito dalle auto e dai palazzoni appiccicati e addossati, il cielo non lo guardi nemmeno più perché si perde nella confusione e non ti ricordi che guardarlo di solito ti procura piacere.
Roma e qualunque altra metropoli che ha perso il rapporto dimensionale con l’uomo.
E’ vero che non vivo in questa parte di L’Aquila e che ci vengo solo per trovare il mio ragazzo e per passarci del tempo con lui, a volte, ma sapere che basta così poco per creare il benessere per le persone mi rincuora. Basta uno slargo curato, una piazza privata del traffico, una barriera al rumore, degli alberi e dei fiori “veri” (non il famoso VERDE così inflazionato che spesso è solo un aiuola rinsecchita in uno spartitraffico), staccare la spina dal lavoro e dai problemi diventa un gesto automatico.
Le prospettive di vita migliorano, l’umore migliora, le relazioni migliorano, le azioni reagiscono a catena: una bella ad un ‘altra bella.
Come architetto ho adesso un grande obiettivo: non piegarmi mai ai padroni del cemento, al dio denaro, che per soldi e rendiconto personali, costruiscono anche sul respiro delle persone. Questi sono metri quadri tolti ad appartamenti ma restituiti alla qualità della vita. Qui qualcuno ha progettato bene, ha pensato a queste persone, ha capito il problema e l’ha risolto e come lo vedete in queste foto.
Osservate le persone che camminano per le strade di una grande città: hanno lo sguardo basso e l’umore indecifrabile.
In questo posto e ovunque si sia agito in modo così intelligente e concreto, lo sguardo sorride e i pensieri ci riconducono alla calma.
Memo
Catturando un pensiero
27 aprile 2010
C’è il ponentino romano che mi rinfresca il viso scaldato da questo sole all’imbrunire i cui raggi penetrano obliqui attraverso le fronde degli alberi. E’ il sole che preferisco in assoluto, quello che ha scaldato tutto il giorno e che ora tinge il cielo rosa e illumina i miei occhi di giallo. Intorno c’è Roma, c’è vita, varietà e trambusto e la gente corre e sembra non aver tempo nemmeno per guardarsi, per riconoscersi; e sto li, come una spettatrice sospesa nell’aria e invisibile agli insensibili ,lasciando che mi pervada la bizzarra sensazione di gioia e serenità che mi deriva dalla consapevolezza che dove sei, tu esisti e ti sto vivendo.
Come riesco oggi a sentirmi cosi? In pace con me stessa, fiduciosa anche nella sfiducia,felice di vivere anche nell’imprevisto e contro gli ostacoli, pronta a godere della vita e delle persone e a inondarmi di amore universale che più di qualunque altro sentimento lava come un torrente limpido e fresco la fatica del cuore e delle vene, imprimendomi in una tela impressionista fulgida di colore.
Il bene che ti voglio è più un regalo verso me che verso te, perché mi dona nuova linfa e rinnovata vitalità, mi riporta nella dimensione migliore della vita, una surreale ma reale, una magica ma terrena e mi trasforma le labbra in un sorriso e la mente in una finestra spalancata sull’infinito. L’amore che ti voglio non ha definizioni, non è inscrivibile in nessuna emozione umana e non me lo spiego, non ne percepisco i limiti e i contorni, non lo so arginare né descrivere: posso solo immaginare che sia di proporzioni e consistenza disumane.
Un amore cosi alto e cosi grande, quasi divino, che definirlo amore non è nemmeno abbastanza.
Memo Ispirata
6 Aprile 2010 – Un anno dopo
6 aprile 2010
La riconoscenza è la memoria del cuore.
L’ingratitudine è la mano sinistra dell’egoismo.
Maledetto il ventre che del pan che mangia non si ricorda niente.
Quando è finito il raccolto dei datteri, ciascuno trova da ridire alla palma.
La riconoscenza della maggior parte degli uomini non è che un segreto desiderio di ricevere benefici maggiori.
Tutte queste frasi fatte al posto di commentare l’anniversario di un giorno che ha cambiato le nostre vite. Beh, in effetti ho poco da dire. In effetti, ho creato il post il 6 aprile e non avevo nulla da commentare. Nemmeno adesso a dire il vero.
Rompiamolo, il silenzio.
Perchè una cosa la volevo sottolineare.
Al di là di tutto, delle parole toccanti, dei ricordi commoventi e delle immagini strazianti di cui potrei farcire il post, mi viene solo da dire che nella confusione generale che ho in mente sull’episodio vissuto, sulle circostanze mutate, sui sentimenti provati e sui rapporti personali e impersonali sperimentati, le uniche cose che mi balzano alla mente come “morale della favola” (o dell’incubo) sono la solidarietà delle persone e il calore che nel mio cuore e nella mia coscienza ancora inteporisce la mia consapevolezza di essere umano non solo.
Perchè molte cose ho imparato dal 6 aprile 2009, alle 3.32 e seguenti a venire, fino a passare un anno..ma esse operano sul mio cervello e sul mio cuore a distanza, dall’inconscio e dai cassetti dell’esperienza dove le stipo facendone esilenziosamente tesoro. L’abbraccio della solidarietà umana e la riconoscenza che provo a riguardo brillano invece nitidi davanti ai miei occhi ancora adesso, per cui scrivo quelle frasi a monito di chi mi fa vergognare di essere aquilana.
Al di là di ogni politica e di ogni giustizia, dico agli abruzzesi che contestano ogni spunto di energia rivolto all’Abruzzo e a L’Aquila, che niente ci è dovuto dagli altri e che ogni cosa buona ricevuta andrebbe presa con gratitudine, non è assolutamente il permesso a pretendere ancora di più o di meglio. Non posso sentire concittadini che adesso contestano pure il testo della canzone Domani 21.04.09 perchè a loro parere non parla di L’Aquila. La vostra superbia non ha confini, di certo non glielo ha ordinato il medico di scrivere una canzone per noi.
E mi dispiaccio che, per pochi imbecilli ipocriti, la gente si stia pentendo di averci aiutato. E mi riferisco all’aiuto degli italiani, la politica stia fuori da questo post.
Da parte mia, il conforto derivatomi dalla certezza dell’esistenza della carità e della vicinanza altrui è l’unica cosa importante che voglio ricordare di questo avvenimento.
Un pensiero e un minuto di silenzio per tutte le vittime.
Memodissociata.
L’invasione dei Nonluoghi…
13 febbraio 2010
Sono stati definiti tali dall’antropologo Marc Augè. Si tratta di quegli spazi della città urbana in cui non è possibile sviluppare nessuna relazione sociale, trovare alcun simbolo, nessuna spinta alla condivisione collettiva, nessuna attitudine allo scambio e alla crescita, nemmeno l’assolvimento del semplice, e pure importante, compito di concedere sosta e riflessione, pace e tranquillità. Lo spazio pubblico è di vitale importanza per la qualità della vita delle persone. Eppure viene sempre dato per scontato, viene sempre tralasciato per ultimo, e bistrattato ad esempio rispetto alla qualità architettonica degli edifici (nei casi peggiori anche quest’ultima è inesistente e ininfluente). Un architetto che io definirei bravo deve assolutamente includere nella sua visione progettuale oltre alla qualità architettonica e all’attenzione alla sostenibilità ambientale anche l’impatto sociale dell’intervento edilizio e la dimensione spaziale del paesaggio urbano civile.
Ogni architetto dovrebbe essere insieme un pò paesaggista e un pò urbanista: cosi eviteremmo quelle piazze d’armi immense lastricate di cemento senza nemmeno una seduta per centinaia di metri, senza nemmeno un posto all’ombra donato da una provvidenziale essenza arborea, senza nemmeno una quinta (verde, costruita, ecct) a regalare un’interruzione acustica e temporale.
Ma oggi voglio parlare dei nonluoghi unicamente perchè mi accorgo quanto danno il terremoto ha causato alla mia città, L’Aquila, e di riflesso alla popolazione, me compresa. L’esigenza di noi tutti di spazi, slarghi antri dove potersi incontrare e comunicare è insoluta per colpa di lui, del terremoto. Una situazione che in precedenza già non poteva definirsi ideale, azzerata e stroncata dall’impossibilità di noi aquilani di avere ancora un centro storico, una camminata, un corso, una villa, una piazza. Una necessità che emerge prepotentemente e che al di là dell’emergenza casa e delle risposte ai bisogni primari, evidenzia quanto la mancanza di uno spazio pubblico dove raccogliersi stia producendo vera e propria disgregazione sociale.
Questo mi fa capire, come futuro architetto, che bisogna stare attenti alla qualità della vita urbana che progetteremo in futuro, perchè essa è strettamente collegata al benessere psicofisico dell’individuo e fornisce l’indicatore del livello sociale, culturale e morale della città.
Per immergervi nella situazione che stiamo vivendo provate a fare questo esercizio mentale: immaginate di vivere nella vostra casa, come sempre fate, e di dedicarvi alle vostre attività quotidiane casalinghe,differenziate a seconda che siate studenti, madri di famiglia, pensionati o lavoratori qualsivoglia.
Avete a disposizione tutte le tecnologie informatiche e mediatiche al passo con i tempi.
Fate conto, però, che il vostro ciclo di vita giornaliero si esaurisca completamente in questi interni, nell’arco delle 24 ore, e che le occasioni di uscita coincidano con i brevi tragitti verso il centro commerciale o l’ipermercato più vicino. Allorquando avrete voglia di sgranchire le gambe o di fare un giro con il vostro ragazzo o con i vostri amici, sarà difficile fissare il luogo dell’appuntamento. In un primo tempo vi ritroverete nel centro commerciale L’Aquilone, ormai saturo di attività e persone e surrogato non promosso a pieni voti di quella che era la vita del centro prima del 6 aprile. Dopodichè anche arrivare fin lì vi resterà difficile e non vi vedrà tanto entusiasti, vuoi per i 40 minuti necessari per fare 4 km insieme a tutti quelli che come voi (e sono tanti) vogliono fare quei 4 km, vuoi perchè improvvisamente vi è chiaro che, un tempo (sembrano secoli) non uscivate per il corso unicamente per guardare i negozi o per fare acquisti, ma per respirare aria buona, per circondarvi della bellezza dei muri e dei portoni, per sorridere ai sorrisi incrociati lungo le vie, per godere della luce del giorno, della penombra del crepuscolo,del buio della notte.
Sicchè le luci artificiali, l’aria condizionata, le vetrine asettiche e di design, gli accessori e i registratori di cassa, il pavimento lucido e perfetto, i giri in tondo storditi dal chiasso che rimbomba dalle pareti e dai soffitti altissimi, vi svuotano l’anima e vi annebbiano la mente.
Allorchè deciderete di prendere la vostra automobile e di fare un giro fuori porta ma sempre nel cratere, finchè sarete baciati dalla luce del giorno godrete di una visuale di piu ampio respiro, sempre mettendo in conto che non potrete condividere la gioia con piu di due tre persone e che il panorama lo godrete viaggiando all’interno dell’abitacolo con qualche sporadica fermata ogni tanto.
Altrimenti bisogna allungare il percorso e raggiungere la cittadina piu vicina che non è stata toccata dal terremoto…Avezzano, Sulmona, Roma..Pescara..il vostro paese di origine, la cittadella dove abita un vostro caro amico, la metropoli dove frequentate l’università…
Ma, allora…che senso ha vivere in questo posto se..per VIVERE…devo cercarmene un altro??
Memoarchitettourbanista.
le foto sono di proprietà di www.pietroguida.it
9 mesi dopo…
31 gennaio 2010
Festività_il bilancio del 2009
26 dicembre 2009
E’ Natale. Anzi oggi è Santo Stefano. Auguri. Augurissimi.
Felicità. Anche il 2009 sta finendo…Seppure questo break da un anno a un altro sia una pura invenzione umana per catalogare il tempo che passa. Ci si augura che una data diversa porti vento tranquillo e serenità, come se tra la manciata di secondi che separano il 31 dicembre dal 1° gennaio cambiasse l’universo.
Ma questo post non vuole essere pessimistico, anzi.
Il bilancio del 2009 è una sinusoide spastica con picchiate verso il basso e verso l’alto prive di regola matematica. Gli eventi negativi, come il terremoto che ci ha devastati e i problemi di salute, lo stress e le conseguenze di una situazione consolidata che cambia drasticamente in 20 secondi del 6 aprile 2009, hanno avuto una risonanza positiva nella nascita della piccola e dolce Ginevra, nell’affetto delle persone che ci hanno dimostrato vero amore, nella forza interiore rafforzata dalle pene che ci ha resi più maturi e dal fluire della vita che non è mai sembrato cosi bello se non dopo aver provato la sensazione di vederlo sparire per sempre.
Questo è davvero un Santo periodo Natalizio. Che la crisi economica ha contribuito a rendere meno commerciale e più spirituale. Che l’attenzione e l’amore verso il nostro Abruzzo e verso L’Aquila, ancora adesso a distanza di tempo, nei media e nei pensieri delle persone, ha contribuito a rendere più orgoglioso e commovente.
Quindi, se è vero che “è la somma che fa il totale” non posso fare a meno di dire “grazie 2009″.
Non vedo l’ora che finisci, ma GRAZIE.
Siamo ancora qui e non guardiamo piu al futuro lontano, come facevamo prima del tuo viverti, guardiamo al presente, che si chiama così perchè è un dono.
MemoNatale.










