Vibrare

15 maggio 2012

La Poesia mi intercala in un inferno solo mio, da cui un eco mi chiama afferrandomi alla gola, ed io non so resistergli, una calamita che m’incolla, la mia eucarestia, il mio sincero Pane. Dannato per il troppo desiderio di scoprire i segreti che solo io so scovare. Donare a gli altri senza remore, con devozione, appassionatamente, febbrilmente. Seduttore di sintesi poetiche, bramo il rimescolar di note rimate, consumate, affusolate, mentre attendo a mani aperte la neve cadere giù. Erpici che scavano, martellandomi la mente, mi distruggono la linfa e resto dissanguato, ma le poesie vivono. La scrittura poetica è una lucente bellezza che sconfigge l’oscurità, riscattando il buio, squarciando la morte che non copre mai nessuna rima. Impasta il sole al sale creando un mare di sapori e di saperi, cambia i venti Priva di ipocrisia, è come il fiore del deserto che profuma la valle pur non essendoci nessuno ad odorare il suo immenso aroma. Umile, come il mare, che pur sapendo di essere il padrone del tempo e dello spazio, dona la sua maestosità e il suo infrangersi incessante a tutti. Fa pensare e fa penare, brucia le parole insensate, che gli uomini, a fiumi versano senza pesare. È un canto che in ogni luogo ed ora recita il rosario della vita. Senza una ragione, la poesia aggroviglia la materia, provocando burrasche di sentimenti; come il gracidare delle rane che per amore si sgolano notti intere. Lo stillare d’una pioggia che batte e leviga i cuori in tempesta, addolcisce le ferite, scavate lungo gli argini del tempo. Cosa sarebbe il mondo intero senza una leggera piuma di poesia? Sterile Madre Terra offende l’uomo che triste s’incammina su selciati senza sogni, giunge una poesia e tutto si colora. Voglio andare là, a riempire il vuoto lasciato dalla mancanza di poesia, frantumando i tanti solitari vagabondi, e portare il canto dove non c’è parola vera.

Donato Bramante (Architetto; Fermignano 1444)

Passato e futuro

16 novembre 2011

“Io credo che le istituzioni bancarie siano più pericolose di eserciti spiegati. Se il popolo americano consentirà alle banche private di controllare l’emissione della moneta, le banche e le corporations che cresceranno attorno ad esse, priveranno la gente delle loro proprietà sino a quando i loro figli si sveglieranno senza una casa nel continente che i loro padri hanno conquistato”. Thomas Jefferson, 1743-1826

Riuscirete mai a capire il motivo per cui certi avvenimenti della vita o certe condizioni in essa intrinseche ci cambino irrimediabilmente? Voi sareste capaci di accettare la straordinaria dolce violenza di possedere un dono, ovvero la “consapevolezza”, e di incamminarvi con essa sempre costantemente presente durante il viaggio, attraverso un mondo che si poggia su strutture opposte a quelle che vi sorreggono? Voi avete il dono di voi stessi, voi avete il dono della vostra esperienza, che è dono perpetuo e in continua trasformazione, in continuo ampliamento; perchè questo vi fa paura nel momento in cui vi accorgete dell’impatto che può avere sulla vostra esistenza? Certo, perché vi isola, vi cambia, vi mette in difficoltà, vi emargina, vi obbliga a riflettere, vi fa soffrire. E l’orientamento comune non contempla tutto questo scavare nelle profondità delle vostre anima e coscienza. Sicchè Eastwood desidera illustrarvi come si sta dall’altro lato della strada, laddove non puoi sfuggire a te stesso vivendo con spensieratezza e irresponsabilità; dato che tutto quello che ci appartiene non è solo nostro ma va condiviso con il resto del mondo, in misura direttamente proporzionale al suo valore, alla sua qualità. Una sopravvissuta alla morte, un bambino a cui la stessa ha strappato via il fratello gemello, un uomo che con i morti (degli altri) ci parla… Tre persone che, per tutta la durata del film, vi dimostreranno come passare attraverso “la crisi” non costituisce una punizione: probabilmente essa è l’unica via possibile per arrivare a compiere il salto che permetterà loro di svegliarsi alla vita.

 

MemoEastwood

Gli affioramenti, comunque li intendiate, hanno a che vedere con il tempo. Essi dipendono dal tempo poiché attraverso di esso prendono forma nella sedimentazione di strati di storia, di sostanze, di interventi ed emozioni, che dispongono i tratti del paesaggio urbano attraverso le trame di una maglia di esperienze e passaggi.

Come stoffe bagnate giustapposte, perdono i rispettivi umori colorati per poi confondersi l’una nelle pieghe dell’altra, rafforzando una coesione che non è stratificazione ma moltiplicazione complessa e non solida, liquida, di tuffi e di emersioni. Si comprende allora quella risalita capillare dal passato al futuro, da ciò che è stato a ciò che è, espressa attraverso una compenetrazione che solo per certi versi è dipendenza, per altri versi è intrigo.Così il tempo rappresenta il mezzo tramite il quale, il perché, il come, l’architettura urbana acquista capacità di identificarsi con tutto ciò che si muove e si trasforma, nella sua essenzialità. Viceversa, il tempo origina dalla trasformazione della materia, poiché tutto ciò di cui ci interessiamo è materia, concreta o astratta, e per preciso compito è destinata a trasfomarsi.

L’affioramento è dunque una manifestazione, lo svelarsi di un intervallo di tempo attraverso il quale la materia presenta se stessa in una fase precedente alla sua trasformazione o integrazione o condivisione con altra materia…Una cicatrice le cui cellule epidermiche hanno arrestato il loro processo di rinnovamento sulla pelle continuamente rigenerata.

L’architettura cicatrizza la pelle del paesaggio urbano, lascia segni e sbavature, solchi e ricami e insieme al paesaggio stesso, opera di intervento antropizzato ma anche naturale, conformano lo spazio che quotidianamente sperimentiamo.

Gli affioramenti percorrono dal basso verso l’alto lo spessore di un vissuto ereditato per vederlo trasformare e trasformarlo come altri prima di noi; chiariscono la lettura di una architettura urbana in divenire, non statica ma in movimento fin dal suo nascere e verso il suo crescere, chiariscono la sua lettura come le note a piè di pagina di un racconto, un passaggio che stacca gli occhi dalla trama e permette un momento di riflessione e comprensione.

Fatima Marchini

commento all’articolo “Affioramenti” (Antonino Saggio su Gomorra Coffee break)


#01

9 giugno 2011

[...] Perché, invero, la gloria più grande di un edificio non risiede né nelle pietre né nell’oro di cui è fatto, la sua gloria risiede nella sua età e in quel senso di larga risonanza, di severa vigilanza, di misteriosa partecipazione, perfino di approvazione e di condanna, che noi sentiamo presenti nei muri che a lungo sono stati lambiti dagli effimeri flutti della storia degli uomini. [...]

Jhon Ruskin (1819-1900)


               Ognuno ha le sue prigioni , mentali, fisiche
….

Ognuno ci convive….

Ma quando le pareti cominciano a restringersi, le

facce diventano anonime….

Quando lo specchio comincia a darti del tu….

Quando i marciapiedi ti provocano vertigini e la

strada sembra il tuo tappeto rosso….

Metti insieme il tuo bagaglio….

Riempilo di ricordi,speranze,parole,storie vissute e

storie da vivere….

Riempilo di emozioni,musiche,liti,illusioni

d’epoca,domande e risposte….

Trovati un amico e comincia la

condivisione,l’esplorazione….

vai a caso,lascia le tue lacrime sul

cuscino,incontrati con la vita,scontrati con il dolore ruba l’amore….

Non avere una meta ma cento,prova a ritornare perché

il ritorno da senso al viaggio….

Pensa a Polifemo e alla sua solitudine e rispetta la

solitudine altrui….

Gira intorno al mondo….

Non girare con lui….

Affrancati da te stesso e dall’attesa….

Per amare la vita bisogna tradire le aspettative….

Guardati intorno e guardati da chi si professa libero….

Il sapore della libertà è la paura….

Solo chi ha paura della libertà ha il coraggio di

inseguirla…..


L’era energetica

23 aprile 2011

Circa due giorni fa ho passato 24h in completa assenza di corrente. Naturalmente la batteria del telefono si è scaricata quasi immediatamente, così quella del portatile,il cordless del fisso era muto, la base spenta,  il frigo si è scongelato e lo scaldabagno (dove vivo a Roma c’è ancora quello) ha esaurito la sua quota di acqua calda.

Panico.

Internet non funzionava, la tv non funzionava, la radio non funzionava, il cellulare non funzionava, il pc non funzionava..ho detto “vabbò, mo faccio la lavatrice”…ma la lavatrice non funzionava. In sala era buio perchè le serrande sono elettriche e uscendo la mattina presto erano rimaste abbassate.

Panico.

Avevo avuto lezione  alle 08.10, la mattina, e al ritorno, ora di pranzo, ho trovato questa situazione.

Vabbè qualcosa dovevo fare.

Siccome la sonnolenza me la portavo dietro da 5 ore, per un pò ho colato bavetta sul cuscinino coperta da un plaid. Ronf.

Però se dormi più di un ora, il pomeriggio, ti risvegli con le stesse capacità mentali di un comodino, per cui mi sono alzata.

Cacchio, mi toccava mica studiare?

Ho preso una rivista di architettura, l’avevo comprata giorni fa e adesso avevo il tempo per leggerla.

Dopo 20 pagine avevo già sbadigliato 4 volte. Eppure mi è sempre piaciuta sta rivista. Sembrava che la corrente l’avessero tolta pure a me.

Mannaggia la miseriaccia, ma quanto diamo per scontato tutto quello che ci capita attorno?

Un giorno senza corrente ed ero fuori dal mondo, la maggior parte delle attività che svolgo ruotano attorno all’energia elettrica!

Ho suonato la chitarra, ho disegnato, ho letto dei libri, ho pure studiato, sono scesa a fare una passeggiata..mi spostavo in casa seguendo la luce del sole..da una stanza all’altra prima che tramontasse…

Ho fatto un sacco di cose che non trovavo piu il tempo di fare prima, perchè quando ti siedi a lavorare ad autocad, illustrator, su facebook, a rispondere a una mail..a leggere un pdf…poi ci stai le ore..passano come minuti…

Il giorno dopo la corrente è tornata..ho ricaricato il cellulare e il pc rifunzionava, ho avuto mal di pancia perchè avevo finito tutto il cibo deperibile che c’era in frigo mischiando l’inverosimile; e poi ero riposatissima perchè ero andata a dormire alle 22.30.

Inizialmente c’avevo n’ansia e na faccia da “emmò?” che mamma ji turchi..Poi è cresciuta la consapevolezza di quanto la mia vita  avesse perso tutta la naturalezza, tutta la semplicità, tutti i ritmi scanditi dal fare, dall’agire, dal vivere veramente. Mi sono vista obesa e senza ossa come gli esseri umani del 2850 del movie Wall-E, inebetiti dalla rete e dalle informazioni, dai dati, dalla tecnologia…

Ho disattivato il mio account facebook e ho riscoperto il piacere di far riposare la mente.

Ho apprezzato ancora di più il progresso di cui godiamo nel XXI secolo, ma ho capito che forse il rovescio della medaglia è un certo annichilimento, una certa apatia, una certa pigrizia figlia intrinseca del nostro tempo.

A quanto pare, nessun guasto vien per nuocere.

Buon Week End

MemOnOff

ps. lo so che da quello che ho scritto non avete capito da che parte sto, pro..contro….in effetti nemmeno io…

Tutto serve e nulla è necessario. Tutto qua.

6 Aprile 2011

5 aprile 2011

Orquando due anni fa la notte ci svegliammo, invece andrò a dormir stanotte, alle 3.32.

MemoRia

 

 

 

 

 

Ecco un trackback dal sito del quotidiano la Repubblica, Repubblica.it

Roberto Saviano ha indicato la sua lista di dieci cose per cui valga la pena vivere e ha chiesto alla gente comune, a tutti i lettori, di tracciare la propria lista personale. E’ difficile, non è facile come sembra…Alcune cose entrano il lista di prepotenza, altri posti sono vacanti e se la battono questo e quell’altro.

Io ci ho provato, se volete commentare e magari indicare la vostra …è interessante conoscere i punti di vista degli altri, degli amici come degli anonimi. Fatevi avanti.

DIECI COSE PER CUI VALGA LA PENA VIVERE (non in ordine di importanza)

1) Il piacere procurato dai miei vizi

2)La musica (suonarla, ascoltarla, cantarla)

3)L’umorismo, l’ironia e tutto ciò che fa ridere

4)Mia nipote Gagà

5)Quando nei gesti e nelle parole avverti il calore umano

6)I risultati

7)Emozionarsi, per qualcosa, per qualcuno

8)Le scoperte

9)La passione

10)La condivisione, la comunione con uno/molti (idee, sentimenti, progetti, fierezza, colori, credi)

Perchè possiamo condividere pienamente ogni cosa voi stiate provando in questo momento, perchè non dimenticheremo e so che non dimenticherete, perchè la vita va avanti e ve lo possiamo testimoniare, perchè non sarà facile all’inizio e nemmeno dopo però tutto il resto sembreranno stupidaggini, per tutto questo vi siamo vicini. Il terremoto non è un mostro, la natura nemmeno, ma l’uomo deve adattarsi a tutto questo, non viceversa. Quel giorno, ci spaventeremo ma non piangeremo nè soffriremo più.

Memo

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